Amazzonia U.S.A e getta.

“Di un’area di 1,8 milioni di chilometri quadrati, equivalente a 3 France, ancora non si conoscono con certezza, il rilievo del terreno e il percorso dei fiumi. Si ignorano il potenziale minerale del sottosuolo e i dettagli dell’ecosistema. ” Tratto da un articolo del settimanale Veja del 10 marzo 2010 che continua: ” l’ultimo rilevamento cartografico dell’Amazzonia risale al 1980, realizzato con tecniche oggi obsolete. Le mappe attualmente disponibili, elaborate per mezzo di foto aeree, mostrano pochi dettagli e molte imprecisioni. In un periodo di 30 anni, il corso dei fiumi di piccola e media portata, per esempio, soffre di alterazioni significative. Ora per iniziativa dell’esercito brasiliano, si sta elaborando un nuovo rilievo cartografico, che andrà a rilevare dei dettagli fino ad oggi sconosciuti. La nuova mappa sarà essenziale per lo sviluppo strategico della regione, tanto per la preservazione della foresta quanto per l’ esplorazione delle ricchezze naturali e nell’investimento in opere come strade e gasdotti. Il nuovo mappamento costerà 80 milioni di Reais e sarà realizzato attraverso radar trasportati da aerei.” Ancora: ” Il nuovo rilievo cartografico dell’Amazzonia dovrebbe essere pronto in quattro anni.” “Conoscere i dettagli idrografici è importante anche per tamponare le perdite di petrolio, comuni nella regione, perchè sarà possibile prevedere dove si diffonderanno.” Anche il ministro delle miniere e energia è molto interessato alle nuove mappe. ” Dei sensori installati su degli aerei andranno a misurare la densità, il magnetismo, e la radioattività delle rocce, stimando che tipo di minerale esiste nel sottosuolo.”

Mi sembra sempre più un mondo che si sta vendendo gli organi per un “progresso” malato. In questo caso ci stiamo vendendo i polmoni. Mi sforzo di pensare che sia un’ azione, da parte del Governo brasiliano, per contrastare la selvaggia distruzione dell’Amazzonia, più conoscenze hai a tua disposizione più facile è raggiungere l’obiettivo. Ma l’entusiasmo dura poco, quando vedo che i tra i principali clienti della società privata proprietaria della tecnologia ci sono le principali società estrattrici di minerali del Brasile. La società si chiama Orbisat e tra i suoi clienti può vantare Petrobras, Vale, Alcoa e altri.

Particolare da sottolineare, la tecnologia deriva direttamente dall’esercito degli Stati Uniti e questo mi fa riflettere su una lettera ricevuta da un’ amica qualche tempo fa riguardo ad un convegno in cui un ministro brasiliano dell’epoca rispondeva a degli universitari statunitensi.

Gli USA per preservare le foreste dell’Amazzonia hanno proposto di internazionalizzarle ed il Ministro dell’Educazione brasiliano, pur condividendone il desiderio di conservazione, propone in antitesi critica di internazionalizzare anche: le fonti energetiche del petrolio, la povertà nel modo, i beni architettonici, ecc. ecc.

Martedì, 25 maggio 2004, Show Brasiliano negli Stati Uniti !

Durante il dibattito in una Università negli Stati Uniti, l’Ex Governatore del Distretto Federale e attuale Ministro dell’Educazione del Governo Brasiliano di Ignazio Lula da Silva, Cristovao Buarque, fu invitato a esporre la propria opinione sulla internazionalizzazione dell’Amazzonia. Un giovane studente americano introduceva la sua domanda, affermando che sperava in una risposta da umanista e non da brasiliano.

Questa è stata la risposta del Signor Cristovao Buarque:

“Infatti, come brasiliano, io parlerei semplicemente contro l’internazionalizzazione dell’Amazzonia. Per quanto poco i nostri governi abbiano protetto questo patrimonio, esso è comunque nostro. Come umanista, avvertendo forte il rischio di degrado ambientale di cui soffre l’Amazzonia, posso immaginare la sua internazionalizzazione, come dovrebbe avvenire per tutto quello che è di importanza vitale per l’Umanità. Se l’Amazzonia sotto un’ottica umanista deve essere internazionalizzata, si dovranno pertanto internazionalizzare anche le riserve di petrolio del mondo intero. Il petrolio è importante per il benessere dell’umanità tanto quanto l’Amazzonia per il nostro futuro. Nonostante ciò, i proprietari delle riserve si sentono in diritto di aumentare o diminuire l’estrazione di petrolio, di alzarne o abbassarne i prezzi.

Nello stesso modo, il capitale finanziario dei paesi ricchi, dovrebbe essere internazionalizzato. Se l’Amazzonia è una riserva per tutti gli esseri umani, non può essere bruciata per volontà di un proprietario, o di un paese. Bruciare l’Amazzonia è tanto grave quanto la disoccupazione provocata dalle decisioni arbitrarie degli speculatori globali. Non possiamo lasciare che le riserve finanziarie si servano per bruciare paesi interi nella voluttà delle speculazioni.
Prima comunque dell’Amazzonia, io vorrei vedere l’internazionalizzazione di tutti i musei del mondo. Il Louvre, non deve appartenere soltanto alla Francia. Ogni museo del mondo è guardiano dei più bei pezzi prodotti dal genio umano. Non si può lasciare che questi patrimoni culturali, come il patrimonio naturale amazzonico, siano manipolati e distrutti a unica decisione di un proprietario o di un paese. Non molto tempo fa un miliardario giapponese decise di seppellire con lui il quadro di un grande maestro d’arte. Prima che accadesse questo, quel quadro avrebbe dovuto essere internazionalizzato.

Nel corso del Forum del Millennio, incontro organizzato di recente dalle Nazioni Unite, i Presidenti di alcune nazioni del mondo, hanno avuto difficoltà a presenziarvi, per impedimenti alle frontiere degli Stati Uniti. Per questa ragione, io credo che New York , in quanto sede delle Nazioni Unite, debba essere internazionalizzata. Per lo meno Manhattan, dovrebbe appartenere a tutta l’umanità. Così come Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasilia, Recife, ogni città con una bellezza specifica, con una storia di rilevanza mondiale, dovrebbe appartenere al mondo intero. Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l’Amazzonia, per scongiurare il rischio di lasciarla nelle mani dei brasiliani, internazionalizziamo dunque tutti gli arsenali degli Stati Uniti! Proprio perchè gli americani hanno dimostrato che sono capaci di usare queste armi provocando una distruzione miliardi di volte superiore a quelle, pur deprecabilissime , degli incendi fatti nelle foreste brasiliane.

Negli ultimi loro dibattiti, gli attuali candidati alla presidenza degli Stati Uniti hanno difeso l’idea di internazionalizzare le riserve forestali del mondo intero, in cambio dell’abbuono del debito pubblico internazionale. Cominciamo, usando questo debito per garantire che ogni bambino del mondo intero abbia la possibilità di MANGIARE e di andare a scuola. Internazionalizziamo i bambini, trattandoli, tutti loro, non importa da quale paese provengano, in quale paese siano nati, come patrimonio dell’umanità, che merita l’attenzione e la protezione del mondo intero! Ancor più di quanto non meriti l’Amazzonia!
Quando gli alti funzionari di stato mondiali, tratteranno i bambini poveri del terzo mondo come patrimonio dell’Umanità, essi faranno in modo che i bambini non lavorino, quando dovrebbero studiare, non muoiano, quando dovrebbero vivere.
Come Umanista, accetto di difendere l’idea di internazionalizzare il mondo.
Ma fintanto che il mondo mi tratterà da brasiliano, lotterò affinchè l’Amazzonia sia nostra. Solo nostra!”

Discorso pubblicato sul New York Times/Washington Post/Today e nei maggiori giornali d’Europa e Giappone. Invece in Brasile, il discorso non è apparso su nessun giornale.

Dopo 6 anni abbiamo capito il perchè.

Il video si riferisce alla Chevron in Ecuador ma la sostanza non cambia.

S.

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