Tutti gli articoli di Anna

100% Jesus

Che fossero molto religiosi me l’ero immaginata. Che avessero un modo tutto loro di esserlo pure. Ma questi adesivi sono veramente tamarrissimi. Non è raro, anzi, quasi lo è il contrario, vedere auto, moto, carretti trainati da muli, biciclette, chioschi con attaccati adesivi del tipo: 100% Jesus, Deus è fiel, Deus te ama, Jesus ama você sem limites, Você é especial para Deus, Jesus Cristo voltará (Gesù Cristo tornerà), Sorria Jesus te ama (sorridi, gesù ti ama)…e avanti all’infinito. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti e la maggior parte sono veramente divertenti. Ovviamente si parte da gesù per arrivare a qualsiasi altra spiritosaggine attaccata a parabrezza e portiere. Ce ne è una divertentissima. Ho trovato la foto in Internet, ma non riesco a salvarla. Continua la lettura di 100% Jesus

Stoooop!!!!!!!

Questa trovata è carinissima: la Prefettura di Recife, stufa delle continue violazioni del codice della strada, ha deciso, nel 2008, di assoldare dei “vigili urbani” decisamente particolari. Non danno le multe, sono simpatici, sono colorati, ballano sui marciapiedi. Sono dei pagliacci. Sì, dei veri e propri pagliacci. Li trovate ai semafori delle strade più trafficate e centrali di Recife. La prima volta che li ho visti pensavo fosse per il Carnevale. Mi sbagliavo, ci sono tutto l’anno. E sono divertenti! Se ti vedono senza cintura subito ti richiamano all’ordine, sempre in tono scherzoso. Girano tra le macchine ferme, ti guardano dentro, ti sputtanano un po’… Ovviamente a me è capitato. Stavo nei sedili posteriori senza cintura (in Italia dobbiamo ancora abituarci bene..) e arriva un ragazzone alto alto e magro magro, vestito da donna, con una parruccona bionda in testa. Mi vede e mi urla: ” Galegaaaa!!! O cinto, minha filha!!”. E io, oddio, dice a me… Si avvicina e incomincia a palhaçofare battute, a scherzare, a dirmi di mettere la cintura, il tutto condito dal suo fare effemminato portato all’eccesso. Galega è una parola che significa bionda. Non è il termine ufficiale, ma è un modo spiritoso per dirlo. Continua la lettura di Stoooop!!!!!!!

Alla cieca

Ricordate il mio bel discorsetto sui vetri oscurati che ci facevano sentire un po’ dei vips? Beh, dopo aver guidato alla cieca per un paio di notti, abbiamo deciso di tirare via la pellicola oscurante almeno dal parabrezza. Di giorno è comoda per il sole, ma di notte è come andare in giro con gli occhiali da sole. Già la visibilità è scarsissima sulle strade fuori città, poche segnaletiche, non capisci bene dove è la fine della carreggiata…insomma, ci mancava solo di non riuscire a vedere cosa c’è fuori. Ci veniva il mal di testa a forza di aguzzare la vista. Continua la lettura di Alla cieca

Sandro na brasa

churrascoNon potevo non mettere quest’opera d’arte. Non parlo della foto in sè, ovviamente. Ma del braciere. Stasera, essendo avanzata un po’ di carne dal churrasco di domenica, ci siamo fatti una grigliatina a due. E il fuoco si è accesso subito, senza lavorarci troppo dietro. Avreste dovuto vedere Sandro. Gli mancava la clava ed era perfetto, a torso nudo, puzzando di bruciato, tutto fiero, come se avesse appena cacciato un mammut. Voleva sbatterci su 2 kg di carne perchè gli pareva un peccato sprecare tutto quel fuoco per pochi spiedini. Fortuna che non l’ha fatto. Ora è qui tutto contento che canta “Fratelli d’Italia”.  :-) :-)

Buona serata a tutti!!!!

A.

Dottoreee dottoreeee

Congratulazioni alla mia sorellina, che proprio oggi ha raggiunto l’agognato traguardo della laurea. E così di studenti in famiglia non ce ne sono più, per la fortuna dei nostri genitori! Brava dottora!! E goditi l’estate và, che per lavorare hai tutta la vita!! 😉

A.

Congratulazioni Elena e un grande abbraccio! Ti aspettiamo, churrasco e …coca cola!

S.

Verde che più verde non si può

E’ la primissima cosa che ho visto del Brasile e la primissima che mi ha colpito: il verde. Scesa dall’aereo, la prima volta che sono venuta qui, e imboccata l’autostrada, sono rimasta senza parole. Una strada e la giungla. E che noi trentini al verde ci siamo abituati, viviamo accerchiati da bellissime montagne. Ma qui è un verde diverso, un verde più verde, una natura di un altro tipo, che resta così tutto l’anno. E’ bellissima. Si vede che è rigogliosa, viva, che cresce in ogni dove, selvaggia e potente. Mi sono innamorata di questa natureza. Continuo a scattare foto inutili mentre vado in macchina (da passeggera, ovvio), a destra e a sinistra, solo per immortalare quella collina là, o quel paesello nel verde laggiù. In realtà, lungo le strade, di case ce ne sono eccome. Avevo accennato al fatto che non riesco ancora a capire dove finisce una città e ne inizia un’altra. Continua la lettura di Verde che più verde non si può

A scuola

Mi sento un po’ in colpa. Nei miei ultimi articoli sono stata parecchio critica. Forse perchè sono stati giorni pesanti… o forse perchè piano piano comincio a sentirmi di casa e a vedere le cose come sono in tutti i loro aspetti, belli e meno belli. In realtà, io parto dal presupposto che questo è un paese bellissimo, ma che ha i suoi problemi, e questa non è una novità per nessuno. Non voglio dare l’illusione di un paese in cui vivi con niente, pieno di belle spiagge e culi che ondeggiano. Il Brasile è molto di più. Ovvio, per i turisti da resort è solo quello, ma i turisti da resort non li voglio nemmeno prendere in considerazione. Ma di tutto questo parlerò in un altro momento. Continua la lettura di A scuola

V.I.P.

Avete presente quelle Limousine bianche, lunghissime, con i vetri scuri che non vedi chi c’è dentro? Ecco. Adesso, quando vado in giro, mi sento un po’ così. Ok, la Fiat Palio brasiliana non è molto lunga, non è nemmeno bianca, a dire il vero non assomiglia nemmeno un po’ ad una Limousine, ma i vetri oscurati ce li ha!! Eccome se ce li ha!! Ieri Sandro li ha fatti oscurare. Da fuori sono neri. Fiat PalioTutti i vetri, parabrezza compreso. La prima volta che sono stata qui in Brasile, l’anno scorso, avevo notato che quasi tutte le macchine avevano i vetri oscurati. Il sole, diceva Sandro, così non rischi di andare in ebollizione. Che in parte è vero. In più hai il vantaggio di non doverti mettere gli occhiali da sole quando guidi, cosa che io odio (oh, non mi sono mai riuscita ad abituare agli occhiali da sole), e di notte i fari abbaglianti ti accecano meno. Certo, quando sono le 16 di pomeriggio ti sembra che sia notte e ti tocca aguzzare la vista, e quando esci, per un momento gli occhi diventano due fessure. Ma è comodo. Perchè il reale motivo per cui li ho voluti oscurare è la sicurezza. Ora che devo andare avanti e indietro da Recife, il fatto di passare inosservata mi fa stare più tranquilla. Sia chiaro che non è che sia una che vive con l’ansia, sennò qui non ci potrei mai vivere. Ma sai, ti fermi al semaforo e arrivano in 800 per lavarti i vetri, per venderti caramelle, e non sai cos’altro può capitarti. Ovviamente io, in quanto donna giovane, bionda, palesemente straniera, e sola, sono presa di mira. Pensano che accetti di buon grado di farmi imbrattare i vetri, tanto.. cosa vuoi che siano per me un paio di Reais (moneta locale)? No no, grazie. Da fuori, ora, è quasi impossibile capire quanta gente ci sia dentro la macchina. Ovvio che questa cosa non mi salverà da eventuali assalti, che qui tutti temono terribilmente. Ma forse un minimo….

Lo svantaggio dei vetri oscurati c’è: un piccolo dettaglio…le biciclette, di notte…uhm, mica si vedono tanto bene… urgh.. 😉

A.

Errata corrige

Nell’ articolo Eu faço a diferença ho detto che brava/o vuol dire arrabbiato. In realtà, proprio il giorno dopo, ho scoperto che si dice brabo/a. Però, convinta di aver già sentito bravo/a, sono andata a cercarlo sul dizionario e mi dava come traduzione selvaggio, imbestialito (che comunque rendeva perfettamente il mio stato d’animo). Perciò deduco che si possano usare entrambi, forse uno è più forte dell’altro. Indagherò.

A.

P.S. Mi sono appena accorta che non avevo dato la traduzione di brava…perciò potevo stare zitta… :-)

Appunto si diceva…

Oggi. Zero voglia di fare da pranzo. Andiamo a mangiare fuori in un ristorante alla buona qui vicino dove andiamo spesso. Siamo lì che aspettiamo la nostra carnazza alla piastra mentre il cameriere sparecchia un tavolo vicino. Prende bicchieri, piatti, posate. Poi vede che la bottiglietta di plastica dell’acqua è vuota e traaaaccc, fuori dal ristorante, la lancia in strada. Vi giuro. A questa cosa non mi voglio abituare. Io e Sandro restiamo di sasso:”hai visto anche tu quello che ho visto io?”…senza parole. Continua la lettura di Appunto si diceva…

Europa cerca Europa

Dev’essere una cosa istintiva. Eppure io, quando vado all’estero, cerco sempre di evitare contatti con i miei simili. Ossia con gli italiani. Non perchè odio gli italiani, ma perchè quello che mi interessa è conoscere la gente del posto, mi piace conoscere gente diversa da me, parlare una lingua diversa, o cercare di farmi capire per lo meno. Qui è la stessa cosa. Ma, in realtà, gli amici che ci siamo fatti sono europei. Un olandese, un belga, un italiano, tutti sposati con brasiliane, ma comunque europei. Alla fine credo che istintivamente sentiamo il bisogno di ricercare nostri simili. Come per solidarietà, stranieri in un paese che non è il nostro. Continua la lettura di Europa cerca Europa

Concezione del lavoro

Noi italiani non saremo famosi per lo stacanovismo. Ma qui ci battono. Credo che la parte più difficile del nostro lavoro qui in Brasile sia quella di relazionarci con i dipendenti. Tutta bravissima gente, per fortuna, ma che ha una concezione diversa del correre. Avete in mente quando ci sono quei giorni in cui c’è da fare una marea di roba e vi tocca correre da una parte all’altra e addirittura vi dimenticate di andare in bagno? Ecco, qui non succede. Ultimamente ci sono un sacco di cose da fare, gli appartamenti richiedono manutenzione continua di ogni tipo (ricordate il rispetto delle cose altrui?) e da lavorare ci sarebbe per 15 ore al giorno. Continua la lettura di Concezione del lavoro

Taxa Tapa-buracos

Ecco qui. Sentite questa. Qui, in Pernambuco (non so negli altri stati del Brasile), questa “tassa tappa buchi” è stata finalmente sospesa un po’ dappertutto. Gli automobilisti dovevano pagare il corrispettivo del nostro bollo auto più una tassa annuale a parte. Appunto questa taxa tapa-buracos. Il nome vero sarebbe Taxa de Conservação e Manutenção de Vias Públicas. L’hanno abolita, anzi sospesa , ovviamente dopo le mille proteste dei contribuenti. Ho cercato in Internet il vero motivo della polemica, ma non l’ho trovato scritto da nessuna parte. Ho idea che qui si censuri ancora più che in Italia. Beh, il motivo per cui è stata sospesa sembra sia dovuto all’incostituzionalità di questa tassa, che dovrebbe essere già inclusa nel bollo auto (come sarebbe ovvio). Continua la lettura di Taxa Tapa-buracos

Eu faço a diferença

ecologicoTó ficando brava, muito brava. A dire il vero mi stanno proprio girando (brava, qui, non significa affatto quello che significa in italiano). Io faccio la differenza, ma gli altri? Questi sacchetti di tessuto, mega resistenti, sono supercomodi per quando andiamo a fare la spesa: li possiamo riempire all’inverosimile e non cedono di un millimetro nonostante il peso. E contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente. Questa cosa mi tocca qui in Brasile molto più che in Italia. Non perchè in Italia non ce ne sia bisogno, ma perchè in Italia, o almeno a Trento, è una cosa più diffusa e più sentita (senza parlare poi di altri paesi europei). Insomma, lasciando stare certi casi, c’è un po’ più di coscienza. Se mangi un sacchetto di patatine, cerchi ovunque un cestino in cui puoi buttare la plastica vuota. Ci pensi su 10 volte prima di buttarla per terra. Qui invece è il contrario. Cestini in giro ce ne sono pochissimi, e di solito sono completamente vuoti. Ma dai, che palle, devo andare al cestino più vicino…no, per terra è più rapido. In un articolo avevo parlato delle mini confezioni. Mi riallaccio al discorso. Continua la lettura di Eu faço a diferença

A Kombi

In un articolo precedente avevo nominato la Kombi. La sua funzione, generalmente, è quella di portare in giro le persone, facendo un servizio tipo taxi o autobus. Non serve la fermata, ogni Kombi ha una striscia di un colore diverso in base al percorso che fa, costa poco (circa 0,50 cent di euro, per qualsiasi tratta, lunga o corta che sia), ce kombine sono in giro un sacco, e si respira, perchè di solito girano con i portelloni aperti :-) . Per fare una lunga tratta, volendo si arriva anche a Recife in Kombi, bisogna cambiarne diversi. Ma di solito si consigliano tratte brevi, per il costo (che prendine 4 o 5 alla fine ti costa di più dell’autobus) e per la loro stabilità. Guidano molto veloci, e la stabilità di questo veicolo non sembra essere proprio il top. Perciò meglio non trovarsi in autostrada in kombi. Continua la lettura di A Kombi

Maria Farinha-Recife a/r

Av. Agamenon MagalhãesCe l’ho fatta!!!!!!!!!!!!! Sono riuscita ad andare da sola in macchina in centro a Recife e tornare, senza (grossi) danni!!! Avevo una riunione in una scuola, così ho preso e sono andata da sola. D’altronde non posso usare Sandro come un taxi e fargli sciroppare ogni riunione. Perciò parto, tranquilla e pacifica, con un po’ di anticipo, che non si sa mai dato che sta piovendo da giorni a dismisura e ci sono stati enormi problemi alla circolazione, ovviamente causati da strade diventate improvvisamente fiumi in piena (non esagero) . Continua la lettura di Maria Farinha-Recife a/r

Jantar com jacaré (cena con coccodrillo)

Yessss, avete capito bene, cena con coccodrillo. Appena ho visto il volantino dell’azienda che li alleva mi è venuta la pelle d’oca: foto scabrose che immortalavano l’intero trattamento, morte, sezionamento e compagnia bella. Sembra che la carne di coccodrillo sia molto sana e priva di grassi, insomma, perfetta per chi ha problemi di colesterolo. Lo slogan pubblicitario sul volantino diceva: ” Prodotto ecologicamente corretto. Sapore, salute  coscienza ambientale”. Ecologicamente corretto?? Sì perchè non cacciano i coccodrilli nel loro habitat naturale, ma li allevano loro. Vabbè…fatto sta che non immaginavo che i coccodrilli si potessero anche mangiare.  Vi lascio il link così se siete curiosi potete darci un occhio 😉 www.coocrijapan.com.br Continua la lettura di Jantar com jacaré (cena con coccodrillo)

Silenzio? cos’è???

Sao JosèIeri ho scoperto un lato di Recife che mi è piaciuto tantissimo. La parte con le viuzze piene piene di negozi, la gente solo a piedi salvo qualche macchina che si fa largo nella folla, andando a passo d’uomo e suonando il clacson. Premetto che finora la mia conoscenza di Recife (una metropoli tutta sgarruppata, ma piena di vita) si limitava a una churrascheria (slurp) e a qualche ufficio pubblico. Perciò macchina, locale, macchina, casa. Insomma, niente di che. Continua la lettura di Silenzio? cos’è???

Diminutivi

Solo un commento veloce: adoro questa lingua, e la cosa che più mi piace sono i diminutivi che usano in modo totalmente spropositato. Quello che mi piace di più è bem pertinho che letteralmente si tradurrebbe come “ben vicinino”. Semplicemente vuol dire che è vicino. Ci attaccano il “bem” e poi un bel diminutivo, come anche bem limpinho (pulito). Il più difficile da pronuciare è pequenininho (vado a vedere se l’ho scritto giusto.. yess), anche perchè a dirlo qualche lettera si mangia. Ma rende l’idea del piccolino, ed è bellissimo. Continua la lettura di Diminutivi

Sandro e Anna nel paese delle mini-confezioni

Abituata alla Spagna che ti propina shampoo e bagnoschiuma da 2 litri per volta, qui mi sembra di essere in un paese fatto a misura di bambino. Ovviamente non mi riferisco alle distanze o alla grandezza geografica del Brasile, ma alle confezioni, agli imballaggi che si trovano nei  supermercati. Qui è tutto mini mini mini. Il che è un controsenso pazzesco: viste le distanze notevoli negli spostamenti e visto che mica tutti posseggono una macchina dovrebbero fare confezioni formato famiglia, per evitare così di dover andare a fare la spesa ogni 2 giorni. Invece no. Il detersivo per la lavatrice è la cosa che mi ha colpito di più: sacchettini da 500 gr grandi poco più di 3 pacchetti di sigarette.

DSCN6153A dire il vero sono carini, ma dopo 4 lavatrici devi tornare a ricomprarlo. Così hanno pensato di fare una confezione grande con dentro qualcosa tipo 20 sacchettini piccolini. Intelligente no? L’imballo, come i sacchetti, ovviamente è di plastica. Per non parlare dei detersivi per i piatti. Piccoli e stretti, e secondo me pure diluiti visto che per lavare 4 piatti te ne occorre mezzo barattolo. Continua la lettura di Sandro e Anna nel paese delle mini-confezioni

Viva la pasta

BasilicoSta crescendo, con calma, molta di più di quella che mi aspettavo, ma sta crescendo. E’ il mio basilico, la prima pianticella che abbia mai piantato in vita mia. Lo so, è un po’ da italiano medio non riuscire a fare a meno delle proprie abitudini culinarie, ma il basilico è indispensabile per restare fedeli alla cucina mediterranea. E noi vogliamo restare fedeli. Qui in Brasile il basilico ci sarebbe. Lo chiamano manjericão, ma ha delle foglioline piccole piccole e il sapore ha ben poco a vedere con il basilico che conosciamo noi. A dire il vero, cercando bene, visto che non tutti i supermercati ne sono provvisti, si può trovarne un altro tipo più simile al nostro…ma alla fine coltivarmelo mi dà un’enorme soddisfazione. Continua la lettura di Viva la pasta

A piedi nudi

InfraditoFantastico. Mai avrei immaginato che potesse succedermi nella vita. Sì, lo avevo sognato, ma ora è realtà. Vivere in una nazione in cui è estate tutto l’anno (ovviamente io mi riferisco solo al Nord-Est del Brasile, a scanso di equivoci) e in cui le calzature d’obbligo e indispensabili sono le INFRADITO. Sì sì, le infradito tutto l’anno e non quei 2 miseri mesi all’anno in cui a Trento fa caldo. Sempre sempre sempre. Continua la lettura di A piedi nudi

You Rock My World

Ieri è morto The King of the Pop.

In qualità di sua grandissima fan voglio ricordarlo con questo video della canzone “They don’t care about us”.  Canzone bellissima e video girato nel 1996, non a caso, proprio qui in Brasile, per la precisone a Salvador e in una zona della favela di Rio de Janeiro.  La favela in cui sono avvenute le riprese sembra essere una delle più pericolose di Rio, ma Michael non ha voluto il solito esercito di bodyguards. E pare, stando alle voci, che non abbia mai indossato nemmeno la sua mascherina. Dicerie a parte, pur rischiando di cadere nel sentimentalismo, Michael resterà nella storia della musica, nella storia del ballo (ma chi balla come lui???), nella storia degli eccessi e delle fobie. E resterà nei miei “diari segreti”,  di quando all’età di 12 anni scrivevo a tutta pagina e a caratteri cubitali “I LOVE MICHAEL”…

Descanse em paz.

A.