Archivi categoria: Curiosità e Vita

Riflessioni da panino

Davanti a un panino con la cotoletta mi é venuto da pensare. E oggi sono convinta che se non ce ne fossimo mai andati da Trento sarebbe stato tutto piú semplice. Da 4 anni a questa parte mi ritrovo a dover riflettere molto e a dover prendere decisioni importanti. Io che ne lla vita ho sempre voluto evitare le scelte, quelle scelte vere, quelle che dici “e adesso che cazzo faccio!?!?!!?”, ecco…a forza di evitarle me le ritrovo tutte adesso. Ma che palle. Intanto lascio passare il tempo, sperando che le scelte si auto-prendano da sole. A volte funziona. O do ascolto alle sensazioni del momento. Cosí almeno non mi chiedo nemmeno troppi perché. Peró…peró…se fossi rimasta a Trento che scelte avrei dovuto prendere? Forse sarei rimasta senza lavoro e poi avrei fatto la stessa scelta. Ma chi lo sa. Mi sento cosí volubile qui, che so giá che domani invece penseró l´esatto contrario di quello che ho scritto in queste righe. Vabbé, forse é colpa del panino. Lasciatemelo dire, faceva veramente schifo.

A.

il fast-food molto poco fast

Te lo sogni qui un panino al volo e via. Non c’è fast-food o self-service (madonna, quanto inglese) che non abbia un fila chilometrica. Ma fin qui tutto bene. Le code le abbiamo trovate da sempre, dalla mensa universitaria al McDonald’s in Germania, ovunque. Il problema non è nella semplice coda, ma nel fare la coda con in mano il vassoio pieno di cibo caldo che si sta congelando, grazie all’aria condizionata che segna 16 gradi. Casse eterne, o una sola cassa aperta. Robe da rivoluzione con lo stomaco vuoto e una fame da lupi. Ma passiamo ai più famosi panini McDonald’s e ai suoi concorrenti più o meno conosciuti. Premettendo che non sono un’amante di questo tipo di cibo, non nego che a volte mi prende una tale voglia di mangiare porcherie che mi ci fiondo come una bulimica sul frigo. Io sono sempre stata abituata che funziona in maniera molto fast: arrivi alla cassa, dici quello che vuoi e loro te lo piazzano sul vassoio e tu paghi. Fine. 3 minuti in totale. Qui no. Tu arrivi, fai la coda alla cassa, dici quello che vuoi (o almeno ci provi…loro sparano ai 200 all’ora domande di dubbia importanza), paghi, vedi il tuo bel vassoio pronto pronto per essere riempito e … niente, il tuo vassoio, ovviamente vuoto, viene spostato 30 cm più in là e ti senti urlare in faccia un “próóóóóóximoooo!!!”. Ovviamente la prima volta non capisci, resti lì come un ebete, finchè non ti viene gentilmente detto di metterti in coda, sì, proprio quella coda lì, per aspettare che il tuo vassoio venga riempito. Adesso ci ho fatto l’abitudine. Ma oggi è stato il top. Ho ordinato un panino e mi hanno dato un numero. Quando vedi il tuo numero sul monitor, mi hanno detto, vieni a ritirarti il pranzo. Grazie, fin qui ci arrivavo da sola. Insomma, oggi il mio super fast-food è durato una mezz’ora. E io ho dovuto mangiare così veloce che metà me lo sono anche fatto imballare e me lo sono portato via. La prossima volta vado al ristorante a mangiarmi il sushi. Quello almeno non si deve cuocere.

A.

Fuori dai denti

Siamo a metà marzo ed è arrivato il momento di cominciare a dare un’occhiata ai voli per tornare in Italia. Ho deciso che le mie ferie di quest’anno saranno lunghe lunghe, per avere il tempo di fare anche dei viaggietti per l’Europa. Ovviamente in perfetto stile barbone, viste le scarse risorse economiche. E’ tempo di rivedere i miei amici di sempre, le mie montagne e la mia bella cittadina tranquilla. In estate è bellissima, la gente sembra diversa, più allegra e spensierata. Ho un po’ di paura, lo confesso, per il clima che si respirerà. Ma per il momento non ci penso.

Anche la mia amica, che “mi ha lasciata”( 😉 ) per andare a vivere in Asia, in questo momento si trova in Italia per le sue vacanze. E mi scrive da lì, si diverte, si gode la famiglia e gli amici. Ecco, gli amici. Quante cose cambiano quando si va via!! Anche gli amici che lasciamo. Quello che cambia in realtà non sono loro, ma siamo noi. Quando torniamo vogliamo vedere tutti, ma poi ci rendiamo conto che questi tutti non sono nostri amici. Quelli veri sono gli unici che restano per davvero, e sono gli unici che vale la pena di rivedere. E’ una selezione naturale, che non dipende da quanto ci si è sentiti mentre si stava lontani. Possiamo anche sentirci pochissimo, ma sappiamo quando un amico è un amico. Continua la lettura di Fuori dai denti

I flash a volte…

Ero assorta a guardare la mia pianta di peperone, nata per conto proprio (e senza aver piantato nemmeno il seme!!), quando vedo per terra l’unico peperone che era cresciuto. Maledetti gatti..! E arriva una folata di vento che mi catapulta vent’anni, o più,  indietro. Nella casa “al Monte”, in un tardo pomeriggio d’estate, in giardino, quando l’unica preoccupazione erano i compiti per le vacanze. E quel vento forte, l’Ora del Garda, che soffiava fresco facendo venire i brividi. E quel fruscio degli abeti scossi dal vento. Inconfondibile.

Qui, per un istante, questo vento brasiliano ha agitato le palme. E mi sono sembrati abeti. Che flash! Il rumore delle foglie di palma ricorda una pioggia scrosciante, ma oggi mi ha ricordato le montagne.

Sto cominciando a capire che cosa comporti vivere nel paese della SAUDAGI…:-)

A.

 

quando la vita non riesce ad essere noiosa

Andandomene dalla mia bella cittadina ordinata e facile da gestire, pensavo semplicemente che sarei andata in Brasile. Invece mi si è aperto davanti un nuovo universo, fatto di scoperte ed emozioni sempre nuove.

Una volta un ragazzo, reduce da 3 anni di Australia, mi ha detto: ” Non importa se lavori 8 ore al giorno, la sera vedi il mare e ti senti sempre in vacanza”. E aveva ragione. Ogni cosa è vissuta al massimo, con più trasporto, tutto è amplificato. Proprio come in vacanza. Nonostante esista anche qui una sorta di routine, mi sento di viverla in maniera diversa. E come quando andiamo in vacanza, l’entusiasmo è sempre al massimo. Diciamo che è come vivere un’avventura che non sai fino a quando durerà, perciò tutto ha un gusto diverso. Continua la lettura di quando la vita non riesce ad essere noiosa

Tá em falta, minha filha

Solo in Brasile ti può succedere di recarti al distributore di benzina, in piena riserva, e sentirti dire, con la più totale tranquillità: Tá em falta, minha filha (è finita, figlia mia). Le versioni del minha filha possono essere meu amor, minha queridaminha florminha linda, ecc.

Il TÁ EM FALTA (che letteralmente significa MANCA, NON C’ E’) è una delle frasi più spesso pronunciate, soprattutto in ristoranti e bar. E quando tu dici che non dovrebbe mancare questo determinato piatto o questa determinata bevanda, solo ti guardando e ti dicono: “Effettivamente non dovrebbe, però fatto sta che non c’è”. E questo succede all’ 80% delle volte. C’è sempre qualcosa che non hanno, e  in genere è, ovviamente, proprio quello che volevi ordinare tu. Ma ok, con il tempo ci si fa l’abitudine, all’inizio le palle giravano a mille, adesso è diventato quasi divertente: vuoi vedere che quello che ordino “starà em falta”?? E via alle scommesse. Ovviamente succede in farmacia, al supermercato, anche negli ospedali quando richiedi un determinato vaccino. Insomma, è tipico. Ma la cosa che più mi piace è la serenità e l’ innocenza con cui te lo comunicano, come se in realtà la cosa fosse solo un piccolissimo dettaglio.

Che poi è la stessa tranquillità e calma che li contraddistingue in tutto e che, sinceramente, ogni tanto mi fa un’ invidia bestia!!

A.

quella bella sensazione…

Fino a qualche anno fa, non pensavo di venirci nemmeno in vacanza in Brasile. E adesso ci vivo. E mai avrei pensato di farci un viaggio alla Thelma & Louise con la mia amica. Troppo pericoloso. E invece…

Purtroppo è già ritornata in Italia da qualche giorno. Ma sono state delle vacanze bellissime, indimenticabili. Anche per me che sono qui sempre.

I panorami meravigliosi di Rio de Janeiro, il momento mistico del Cristo, l’ affollatissima spiaggia di Ipanema al tramonto. Per non parlare del Capodanno con i piedi nella sabbia, le onde forti dell’oceano e i fuochi artificiali fatti in casa (:-P). Dei delfini che nuotavano “vicino” a noi, delle scogliere di terra rossa e della sabbia nera. E dormire negli ostelli, in mezzo ad altri viaggiatori come noi, in stanze senza pareti che ti fanno sentire in perfetta armonia con la natura. O essere ospitate da amici del posto e dormire per terra. Anche i momenti meno piacevoli, le situazioni un pochino più pesanti e a tratti esilaranti, hanno reso il tutto ancora più speciale.

Ma la sensazione che mi ha pervaso durante questa vacanza intera, che, per fortuna, è una sensazione che vivo quasi costantemente, è stata quella di una libertà assoluta. Da chiudere gli occhi, aprire le braccia al vento e buttare indietro la testa, respirando a pieni polmoni.

E il mio grazie va al Brasile, ovviamente, che rende tutto questo possibile.

Ma anche a te, cara amica mia!!

A.

il viaggio

Sento che sta per finire. Sì, me lo sento. E’ la fine di un’epoca durata 4 anni, o forse è l’inizio di una nuova. O forse è la fine di tutta questa esperienza. Non lo so, ma sento che qualcosa sta per cambiare. Sarà che forse è arrivato il tempo di ripartire?

Anche l’ultima persona importante è venuta a trovarmi e tutti gli altri se ne stanno andando. E non so se ho voglia di ricominciare a conoscere persone qui. Piuttosto da un’altra parte. Anche perchè non sarà MAI la stessa cosa.

Ma perchè a volte mi prendono questi pensieri strani? Sarà perchè sono qui da sola, adesso. Sì, sarà per quello.

Meglio che continui a mangiare le mie crepes alla marmellata e ad ascoltare il rumore delle onde.

A.

 

Ti va una doccia?

Se vi fanno una domanda del genere, quando andate a casa di amici brasiliani, non preoccupatevi, non state necessariamente puzzando. E’ che ti vogliono far sentire a vontade (a tuo agio), e per loro una doccia risolve i più catastrofici del problemi. E ammetto che hanno anche ragione. Se ti sei fatto 2 ore di autobus a 30 gradi, o sei venuto a piedi quasi di corsa, sei sudato fradicio. E cosa c’è di meglio di una doccia rinfrescante per sentirsi come nuovi? Altro che caffè e caffè!!

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quando certe regole ancora non esistono

Può sembrare una sciocchezza, lo so. Ma  lo trovo così bello, così romantico, così vintage. Andare in due sulla stessa bici. Farsi portare sulla canna della bici, o sul portapacchi dietro. O addirittura, per i più esperti, sul manubrio. Ma quando bello era?? Io me li ricordo ancora gli esperimenti con le amiche in cui una pedala e l’altra guida, in un equilibrio instabile. E qui in Brasile è ancora comunissimo vedere le ragazzine scarrozzate in giro in bicicletta da amici, fratelli o cugini. E le biciclette sono ben più che vintage. Sono decisamente di un altro secolo, pesantissime. Continua la lettura di quando certe regole ancora non esistono

emozione

Si avvicina il Natale, nei negozi si sentono solo musiche natalizie,….ma chi lo sente il Natale da queste parti? Con 30 gradi e il sudore che ti finisce negli occhi per me è impossibile.

Giorni di delirio questi: le classiche ultime cose da fare. Mica per il Natale, per carità. Ma a breve una mia cara amica arriverà e io sarò ufficialmente in ferie. Oltretutto abbiamo un sacco di cose da risolvere qui, gatti da sterilizzare, firme da raccogliere, case da affittare, ultime (mie) lezioni da dare.

Comunque, cari amici italiani, venite tranquilli, abbiamo appena fatto la disinfestazione contro gli scarafaggi (animale tipico e caratteristico della fauna locale). So che questa informazione sarà molto importante e di gran conforto specialmente per qualcuno. :-)

Vi aspettiamo!! :-)

A.

Ritornando alla sanità

Sandro mi ha chiesto di scrivere qualcosa al riguardo, di esporre anche il mio punto di vista. Da dove posso cominciare? Ho paura che l’Italia arrivi a quello che noi stiamo vivendo qui in Brasile, e meno male che non vivo negli Stati Uniti. Qui abbiamo l’assitenza sanitaria pubblica. Discordo da quanto dice Sandro: la sanità pubblica brasiliana non è male. Se ne parla molto male, questo sì, perchè i tempi di attesa sono eterni. Talmente eterni che aspettando potresti anche morire. Hai bisogno di una vista neurologica? Se sei fortunato te la fissano 4 o 5 mesi dopo. E dopo aver passato una notte (sì, notte, avete letto giusto) in coda per prenderti l’appuntamento. Perchè ci devi andare di persona. Quello che voglio dire è che, se non fosse per i tempi di attesa, la qualità è buona. I medici sono bravi e competenti. Conosco persone che hanno subito interventi molto delicati e si sono trovati bene. Oltretutto è risaputo che se sei vittima di un incidente grave o di una ferita da arma da fuoco è al pubblico che devi andare. Là sono pratici, sono abituati, sanno subito cosa fare. Continua la lettura di Ritornando alla sanità

ci sono SEMPRE 2 categorie di persone

Dopo aver passato alcune ore al pronto soccorso, con una flebo infilata in un braccio e un’ iniezione di cortisone per aver avuto una reazione allergica esagerata, probabilmente causata da una semplice e maledetta aspirina, sono arrivata alla conclusione che veramente esistono 2 categorie di persone. Almeno qui in Brasile.

E io di solito faccio parte della categoria sfigata. Almeno qui in Brasile.

La mia amica ha elaborato la teoria delle 2 categorie, che si può applicare a tutto, o quasi. Ovviamente almeno qui in Brasile.

Tutti pensano che i paesi tropicali, grazie al loro clima, diano ottimi benefici. Continua la lettura di ci sono SEMPRE 2 categorie di persone

è aperta la caccia allo squalo?!?!

Negli ultimi 10 giorni, nel litorale pernambucano, sono stati catturati 3 squali. Uno a Recife, uno a Olinda e uno a Pau Amarelo, qui vicino a casa mia. Tutti che ne parlavano. Come fosse una notiziona. Che il litorale pernambucano sia abitato dagli squali non è una novità, certo è che catturarne 3 in così poco tempo è quasi un record. Tranquilli, niente allarmismi: gli squali sono rimasti impigliati nelle reti dei pescatori che normalmente pescano a più di uno o due km dalla costa, perciò niente paura. Certo, nella costa recifense e olindense è sconsigliata (se non proibita in alcune spiagge) la pratica del surf, ma se posso essere sincera, fare il bagno nelle spiagge urbane non è mai stato un grande attrattivo per me. Continua la lettura di è aperta la caccia allo squalo?!?!

per alcuni l’Italia non è solo mafia e mandolino

Suvvia, ammettiamolo: gli italiani all’estero hanno una fama pessima! Quante volte in Germania, alla domanda “Woher kommst du?” mi sono sentita guardare con un’espressione indecifrabile (pena, pietà, solidarietà, nausea, schifo, tenerezza,…?????) dopo aver detto ITALIA. E se la domanda era “de donde eres?”, o “where are you from?”, l’espressione non cambiava di una virgola. Boh, mai decifrata, mai capita, chissà se era più la pena o la paura di trovarsi davanti una furbacchiona. Non mi dimenticherò mai quella volta in Germania, all’età di 15 anni, che manco sapevo di essere al mondo, un mio coetaneo tedesco (sì, coeataneo!!!) ridere di me e urlare: “ahahaha, Italiaaaa, Mafiaaa, Berlusconiiiii!!!!”. Berlusconi?!?!?!!? Io quasi non ne conoscevo l’esistenza e loro sapevano già chi fosse, oltretutto erano avanti una cifra, me l’hanno piazzato bene bene vicino alla parola mafia! :-) Continua la lettura di per alcuni l’Italia non è solo mafia e mandolino

Telenovela, che passione!

Rieccomi a toccare l’argomento telenovela! In questi anni ho avuto modo di studiare meglio il fenomeno e rendermi conto di quanto sia forte il potere della televisione in questo paese (non solo in questo ovviamente, essendo un fenomeno tipicamente sudamericano). Ho scoperto che ci sono varie telenovele, trasmesse quotidianamente in orari diversi: c’è la novela das seis, la novela das sete e la più importante in assoluto novela das oito. I 6, 7, 8 si riferiscono agli orari serali in qui viene mandata in onda. Siccome hanno una durata media di sei mesi ciascuna, dal 2009 ad oggi ne sono passate svariate, ma nonostante questo non ne ho mai seguita una. Però una in particolare mi ha toccata da vicino: Passione, la telenovela das oito di qualche mese fa. Come si può immaginare dal titolo, l’Italia ne era protagonista indiscussa. E così i personaggi parlavano un portoghese maccheronico, condito di parole italiane del secolo scorso. Una zuppa quasi incomprensibile a parer mio, ma che ha avuto, come direbbero qui, o maior sucesso!! Continua la lettura di Telenovela, che passione!

Che ne sarà di me?

Dopo quasi 4 anni di vita in Brasile, la mia vita subirà una svolta decisiva. Solo a gennaio, è vero, ma so che qualcosa cambierà e non sarà più lo stesso. Avete in mente quando avete un punto di riferimento? Una persona che significa molto e che vi ha reso la vita più vivibile e sopportabile anche quando non lo era? Un’amicizia vera? Ecco, a poco a poco queste amicizie se ne stanno andando e in gennaio ci sarà l’addio definitivo. Ovvio, è da stupidi pensarci adesso. Infatti io mi godo questi ultimi mesi, ma è impossibile non pensarci.

La cosa positiva è che l’addio avverà nella follia del Carnevale, e chissà che così non possa sembrare solo uno scherzo di cattivo gusto…

:-(

A.

 

“Tu su facebook lavori” Wu Ming

tratto da Wu Ming

“Sei uno degli oltre settecento milioni di utenti che usa Facebook? Bene, vuol dire che quasi ogni giorno produci contenuti per il network: contenuti di ogni genere, non ultimo contenuti affettivi e relazionali. Sei parte del general intellect di Facebook. Insomma, Facebook esiste e funziona grazie a quelli come te. Di cos’è il nome Facebook se non di questa intelligenza collettiva, che non è prodotta da Zuckerberg e compagnia, ma dagli utenti?

Tu su Facebook di fatto lavori. Non te ne accorgi, ma lavori. Lavori senza essere pagato. Sono altri a fare soldi col tuo lavoro. Continua la lettura di “Tu su facebook lavori” Wu Ming

Che noia questi luoghi comuni…

C’è una cosa che proprio non tollero, come donna che vive qui in Brasile. Sentirmi porre, da un qualsiasi uomo italiano (o tedesco o francese, insomma, europeo), la stessa domanda: “ma che cosa porta una donna a venire qui in Brasile? Insomma, per una donna non deve essere tanto facile…”. E allora rispondere con una domanda è la cosa che mi viene più spontanea: ” e dimmi, genio che non sei altro, che cosa mai porterebbe un UOMO a venire  a vivere qui in Brasile??? Ma soprattutto, perchè cazzo dovrebbe essere più semplice per te, idiota come sei??”. Ecco, io perdo le staffe. Sono stufa marcia di questa convinzione che il Brasile è un paese per soli uomini.

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questa casa non è un albergo

Sì, perchè non voglio mica che mi si paghi. In questi anni è passata così tanta gente da casa nostra, che la mia tentazione è quella di iscrivermi al sito di CouchSurfing, per ricevere gente da tutto il mondo. Lo spazio non manca, la voglia nemmeno. Dev’essere culturalmente molto interessante confrontarsi con altre culture, interagire, far conoscere un poco del posto in cui viviamo. Sandro non è molto per la quale, e da un certo punto di vista lo posso capire: se almeno si avesse un’idea anche vaga di che persone ti arrivano in casa, sarebbe molto meglio. Continua la lettura di questa casa non è un albergo