L’EURO AL TRAMONTO? di Stefano Adami

di , 25 marzo 2013 13:57

Tramonto dell'€uro

Dovremmo riandare tutti con la memoria alla nascita dell’euro, sarebbe un esercizio salutare, per tutti. Questo è il primo consiglio che si trae dalla lettura di un libro utilissimo come ‘Il tramonto dell’euro’ di Alberto Bagnai. Dovremmo ripercorrere tutti con la memoria la formazione di quel gigante burocratico che è l’Unità Europea, per capire meglio come si sono articolati quei gangli che ora polverizzano senza pietà paesi e società intere. Perchè sì, è vero, che nell’idea iniziale dei padri fondatori c’era la visione dell’Europa come uno spazio di fraterna cooperazione e crescita parallela e amichevole frai paesi europei, uno spazio di mutua conoscenza e di scambio che scongiurasse il ripetersi di una follia sanguinaria come la seconda guerra mondiale. Ma è anche vero che – e il libro di Bagnai lo spiega molto bene – se avessimo voluto veramente raggiungere quell’obiettivo, l’obiettivo cioè dell’unità spirituale e culturale, avremmo comunque dovuto cominciare dalla cultura, dal cuore, dalla fondamenta, non certo dall’economia. Invece si è voluto proprio cominciare da quello, dal puro interesse, cioè dal tetto. Proprio dall’economia si è infatti cominciato, acuendo in realtà la divisione fra i paesi europei, invece di sanarla. Lo vediamo proprio in questi anni, in cui la crisi dei paesi del sud Europa non provoca nessuna pietà, nessuna voglia di aiutare nei paesi del nord, ma il contrario, la soddisfazione per una punizione quasi ‘divina’, le ironie per i paesi cicale che finora sono vissuti alle spalle dei paesi del nord ‘formiche’, e che ora si sono stufati di mantenere il sud dell’Europa, bambinesco, capriccioso e viziato. E’ quello che, soprattutto in Germania, ma non solo, è stato detto per la crisi della Grecia, per Cipro in questi giorni, per l’Italia e la Spagna. E’ una visione comoda e sciocca, e soprattutto falsa. In realtà, spiega Bagnai, la moneta unica fu imposta dall’altospiegando ai paesi, che erano impreparati, che sarebbe stato chissà quale magico tocca sana per le economie. Era, dicevano allora le elites, “la moneta che non avrebbe avuto inflazione”. Era figlia, inItalia, del divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, e, ancor prima, della dissoluzione del gold standard. I meccanismi di mantenimento dell’Euro – allora basati sul rapporto deficit/pil, oggi sul fiscal compact – erano dunque prodotti in toto in laboratorio, senza nessuna attenzione per le economie reali. In poche parole, le euroburocrazie introdussero l’euro dicendo ai paesi: arrangiatevi. Cosa successe allora? Che i paesi, poco e male informati, hanno ‘accettato’  l’Euro,calato dall’alto. E qual è il risultato oggi, a poco più di 10 anni dal corso dell’Euro? Che metà dei paesi che usano questa valuta sono sull’orlo del fallimento, con l’esplosione del debito estero, costretti a svendere i gioielli di famiglia per sopravvivere (e quando saranno finiti i gioielli?), e l’altra metà, che è sazia e soddisfatta, Germania in primis, si è solo apparentemente salvata dall’apocalisse, in realtà l’apocalisse l’aspetta dietro l’angolo(quello che sta per succedere alla Francia). L’unica soluzione, secondo Bagnai, è una dissoluzione negoziata dell’Euro. Il punto è infatti, dice l’autore, che l’Euro è comunque destinato all’implosione, perchè è una moneta insostenibile e sono i mercati stessi a decretarne la morte. Dinanzi a questo evento, allora, è molto meglio che i paesi si mettano intorno ad un tavolo, dando vita a una dissoluzione guidata e negoziata dell’Euro. Secondo Bagnai, questa è l’ultima possibilità rimasta sul campo. E infatti nell’ultima parte del libro l’autore offre delle vie d’uscita dall’Euro. La questione mortale è però che le classi dirigenti che l’Euro lo hanno varato e sostenuto non sono disposte ad accettare una critica così profonda alla moneta unica, ed un suo eventuale tramonto. Significherebbe ammettere che hanno mentito ai loro paesi, o per cecità, o per malafede. L’Euro è un dogma. Quindi sono disposti solo ad una difesa ad oltranza dell’euro, terrorizzando i paesi con il famoso argomento che l’uscita dall’Euro distruggerebbe economie e società, visto che i debiti andrebbero comunque pagati in Euro, quindi in una moneta infinitamente più apprezzata della moneta a cui i paesi ex moneta unica tornerebbero. Ma questa è una fola, dimostra Bagnai, e ce lo fa chiaramente vedere la storia della recente dissoluzione di alcune divise (Bagnai fa, tra gli altri, l’esempio della exCecoslovacchia, che si è divisa in 2 paesi, sciogliendo anche la moneta che li univa). Bagnai ricorda anche che in un paese che abbia sovranità e potestà monetaria vige la lex monetaria, secondo la quale tutti gli scambi correnti in quel paese devono svolgersi con la divisa di quel paese come unità di misura. Se uscissimo dall’euro, dunque, i debiti contratti in euro dovrebbero essere quindi agganciati alla nuova moneta.Il libro chiarisce dunque molte questioni tecniche, e fa emergere le volontà politiche che sono alla radice di esse; facendo pensare al fatto che, a questo punto, forse un referendum davvero informato sul mantenimento o sull’uscita dall’euro sarebbe la cosa più giusta da fare in tutta l’eurozona.

Stefano Adami

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