Ode al lavoro

di , 19 maggio 2015 14:03

944545_10151813476128933_2054283249_nOggi riprendo un post vecchio di alcuni anni, che volevo pubblicare nel 2010, ma poi mi é passato di mente. Mi si é ripresentata l´occasione per postarlo anche nel 2011, nel 2012 e cosí via, ma per un motivo o per l´altro lasciavo perdere. E adesso siamo nel 2015 e quasi quasi lo riscrivo.

Sembra che sia di chissá quale importanza. Ma no, in realtá non ne ha proprio nessuna, é solo un mio sfogo personalissimo.  E riguarda il mio lavoro.

Come avró giá detto, ripetuto e ribadito, il Brasile per me é stata una scoperta  a 360 gradi. Il paese, la lingua, la cultura e bla bla, di questo ho giá parlato. Ma il lavoro, per quanto mi riguarda, é stata la mia migliore scoperta. E con il lavoro la scoperta del tempo libero. Cioé, quello che di solito occupavo lavorando ad una scrivania, o dietro a un bancone si chiama vita! Il mio lavoro é la cosa piú meravigliosa che questo Brasile mi ha dato, un lavoro che in realtá é praticamente una terapia, che mi impedisce di pensare quando sono preoccupata, che mi rilassa quando sono stressata, che dá la possibilitá di vivere. Ok, per riuscire a vivere la vita ammetto che non guadagno molto, anzi, decisamente non molto. Ho rinunciato allo shopping inutile, al parrucchiere con molta frequenza e a tutta una serie di cose che….”ma chissenfrega”!!!

Adoro insegnare la mia lingua, adoro fare traduzioni, e odio chi ritiene che il mio lavoro non sia un lavoro. Premettendo che non mi interessa quello che la gente pensa – se cosí fosse la mia vita sarebbe ben diversa da com´é in realtá – , non sopporto chi pensa che solo ammazzandoti 8 ore al giorno puoi realmente considerarti un lavoratore a tutti gli effetti e non un fancazzista. Quante volte mi sono sentita dire, principalmente da italiani (e pure amici!!!), la fatidica frase: “ma tu, quando te lo trovi un lavoro vero?”, o “ma senti, per quanto tempo hai intenzione di andare avanti con questo lavoretto?”. O , in Italia, sguardi del tipo :”ahm…insegni italiano…ah ah”. Mi é capitato, anni fa, di incontrare una collega dell´universitá che era appena tornata dalla Thailandia, dove aveva vissuto 3 anni col marito. E quando le ho chiesto cosa facesse lá ha fatto una faccia di vergogna, e con un gesto per sminuire mi ha detto: ” bah, vabbeh….insegnavo italiano….”. Ma scusate? C´é qualche pregiudizio per chi insegna italiano all´estero? Perché io ne ero completamente all´oscuro.

Beh, quello che voglio dire é che io mi sento una privilegiata a poter fare questo lavoro. Poter decidere da me i miei orari e i miei studenti. Poter scegliere se fare soldi o se godermi la vita. Perché non c´é cosa piú preziosa del tempo libero, e questo “lavoretto” che tanto amo mi permette di averne quanto ne voglio.  E se un giorno torneró in Italia e sará necessario tornare a lavorare 8 ore al giorno (ne sono cosciente, non vivo nel mondo delle favole), lo faró, ovviamente. Ma almeno so che per vari anni della mia vita ho avuto questa fantastica opportunitá, che pochi hanno, di vivere la vita per quella che realmente é.

A.

 

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