quando certe regole ancora non esistono

di , 25 dicembre 2012 20:02

Può sembrare una sciocchezza, lo so. Ma  lo trovo così bello, così romantico, così vintage. Andare in due sulla stessa bici. Farsi portare sulla canna della bici, o sul portapacchi dietro. O addirittura, per i più esperti, sul manubrio. Ma quando bello era?? Io me li ricordo ancora gli esperimenti con le amiche in cui una pedala e l’altra guida, in un equilibrio instabile. E qui in Brasile è ancora comunissimo vedere le ragazzine scarrozzate in giro in bicicletta da amici, fratelli o cugini. E le biciclette sono ben più che vintage. Sono decisamente di un altro secolo, pesantissime.

Ad essere sincera mi è capitato di rifarlo svariate volte, a Trento, con una mia amica. In bici in due, con un urlo di dolore ad ogni scalino, ma con delle risate e degli improvvisi “scendiscendiscendi, sbirriiii!”. Sì, perchè a Trento è proprio una gran rottura: non si può fare assolutamente niente. Ok l’ordine, ok l’organizzazione, ok tutto quello che volete… ma zero libertà! Che male facciamo ad andare in due in bici? Ci possiamo prendere la multa e magari ci tolgono i punti dalla patente? Centro storico, zone per sole bici e pedoni, al massimo cadiamo e ci sbucciamo le ginocchia come delle bambine di 10 anni, no?

Finchè vivevo a Trento io vivevo seduta su una bici. Per andare all’università, in centro, per uscire, mi ero studiata un sistema complicato anche per andare al lavoro (bici-treno-bici), finchè non mi hanno rubato 2 biciclette. Insomma, la bicicletta faceva parte di me. Ci andavo telefonando, portando libri e raccoglitori sotto un braccio, con le borse della spesa appese al manubrio. E, cristo santo, ho passato gli ultimi anni a farmi fermare dai vigili urbani. E non puoi usare il cellulare. E non si possono usare gli auricolari e ascoltare musica. E non puoi guidare con una mano sola perchè con l’altra devi tenere i libri. E stai andando contro mano (contro mano???? in una zona praticamente vietata al traffico di veicoli…). Per non parlare di quando si andava in due. Quella dietro doveva volare giù in una frazione di secondo al primo avvistamento di una divisa.

Ecco, diciamo che troppe regole non mi vanno tanto giù, chè sentire di commettere un’infrazione solo per aver poggiato il culo sul portapacchi di una bici mi pare quel tantino eccessivo.

Viva il Brasile!!!

A.

3 commenti per “quando certe regole ancora non esistono”

  1. Saul Gilbert scrive:

    La passeggiata è durata una decina di chilometri in tutto ma i ciclisti hanno dovuto percorrere pezzi di strada con il mezzo a mano. Una pista alla pummarola, presidiata dai vigili urbani impegnati a interrompere il traffico per far passare l’illustre ciclista. Una pista insolita, unica in Europa che, somiglia, piuttosto a un percorso a ostacoli. Davanti alla Galleria Laziale, ad esempio: bici contro mano, protette da paletti e auto dall’altra parte della carreggiata a rilento. Qualche automobilista si è sporto dal finestrino a urlare al sindaco che «le strade di Napoli fanno schifo, sono piene di buche» e che «la città è sporca». I commercianti lo accusano di aver «eliminato i parcheggi a raso per fare spazio alle le bici».

  2. Ariel E. Tyler scrive:

    Sempre saputo,una bici è un veicolo non a motore,non un pedone. Caro ciclista vuol dire inoltre che non puoi andare contromano,vuole anche dire che in una strada con divieto di transito puoi passare ma NON in una con divieto di accesso.

  3. Star academy scrive:

    E ‘vero che i viaggi in bicicletta, ci sono alcune regole, come per tutti. altrimenti non ci sarebbe più sicurezza per tutti.

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