Rollerblade

di , 30 luglio 2009 11:20

Qualcuno aveva suggerito (sei stato tu Sandro? Non ricordo…) di fornire i dipendenti di pattini a rotelle, per rendere veritiera al 100% la loro definizione di “correre”. In effetti, dire correre è relativo, può essere una corsa lenta o una corsa veloce o semplicemente una passeggiata, dipende tutto dagli standard a cui uno è abituato. Fatto sta che qui esistono davvero i lavoratori sui pattini a rotelle. Una gran figata. Lo farei anche io un lavoro così! Qui vanno a pala i centri commerciali. Beh, diciamo che vanno a pala tra la gente che può permettersi di acquistare negli shopping center. La temperatura media nei centri commerciali è di circa 17 gradi centigradi. Perciò, come già detto in precedenza, portatevi sempre una maglia di cotone, perchè c’è da farsi venire la bronchite. Lo sbalzo termico è portato all’eccesso, grazie ai 2000 condizionatori. Io, sinceramente, non so come facciano. Noi dovremmo essere più abituati al freddo, ma questo freddo artificiale è molto meno sopportabile di quello naturale. Comunque, io sono l’unica che ha la maglia. Sempre. E’ che, una volta piazzata la macchina nel parcheggio sotterraneo (perciò doppiamente un forno), quando ti avvicini all’entrata e si aprono le porte automatiche, ti arriva una sventata di aria gelida. La stessa sensazione di quando apri il frigo in una torrida giornata di agosto. Solo che lì sei ad almeno 10 metri dalle porte. Vi lascio immaginare. Sto divagando, come sempre. Una volta entrati, e superato lo shock termico, oltre alla folla che passeggia guardando le vetrine, vedrete gli inservienti, gli addetti alle pulizie. Tutti col caschetto, paragomiti, ginocchiere, guantini, braghette (pantaloncini…mmm forse è dialetto??) corte e … rollerblade!!! Sì sì, è incredibile, loro puliscono pattinando, tenendo lo scopettone davanti a loro. Così fanno in fretta, se la passano da dio e forse il lavoro pesa meno. E girano e girano e girano. Io non so che pulizia profonda possano fare in questo modo, ma almeno consentono di mantenere quella parvenza di limpeza apparente, lasciando i marmi sempre lucidi. L’idea mi sembra bellissima, anche perchè i centri commerciali qui sono veramente enormi. Io mi riesco ancora a perdere. Devo dire che non sono un’assidua frequentatrice, anche perchè shopping non ne sto facendo. E quelle volte che volevo farci un salto mi accorgevo di non essermi portata una maglia, perciò nada. La scorsa settimana però siamo dovuti andare nello Shopping Recife, il più grande centro commerciale di tutto il Nord del Brasile. Appena entrata non mi pareva un granchè, perchè i soffitti erano bassi e aveva solo 2 piani. E’ che non si estende in altezza, ma in lunghezza, e nelle varie direzioni. Mi sa che è come fosse un asterisco gigante, dove i corridoi sono tutte le braccia che partono dal centro. Dico mi sa perchè non l’ho girato tutto, ma la sensazione era quella. Perdersi è facilissimo, eravamo sempre lì a cercare una dannata mappa che ci indicasse l’agognato ” VOI SIETE QUI”. Farci un giro merita, solo per vedere l’enorme differenza che c’è tra ricchi e poveri. E questo centro ne è l’emblema: giusto intorno al centro c’è una delle maggiori favelas di Recife. Povertà e ricchezza, sempre e inevitabilmente a stretto contatto. :-(

A.

P.S. Ovviamente meriterebbe fare un giro anche nelle favelas, ma non fatelo da soli!!! Mi raccomando!! Trovo che potrebbe essere molto educativo per noi, vittime di una società volta al consumo.

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