Summit di Copenhagen 7 – 18 dicembre 2009, la proposta brasiliana

Il governo federale brasiliano venerdì scorso dichiarò, attraverso la sua ministra capo della “Casa Civil” Dilma Rousseff, che il paese si comprometterà volontariamente a ridurre le sue emissioni di gas serra (efeito estufa) tra il 36,1% a 38,9% entro il 2020. Il compromesso sarà ufficializzato durante la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, a Copenaghen, Danimarca, tra il 7 e il 18 dicembre.

Con questa dichiarazione volontaria il Brasile cercherà di convincere i paesi ricchi a fare altrettanto. Questa decisione fu presa dopo una riunione tra la ministra, il presidente Lula, i ministri dell’ambiente Carlos MInc, scienza e tecnologia Sergio Rezende, comunicazione sociale Franklin Martins e tutte le rappresentanze dell’area ambientale e energetica del governo. Questa presa di posizione deriva dalla volontà del Brasile di mettersi in buona luce dando il buon esempio al Summit. Effettivamente la sensazione è quella che il summit di Copenhagen dopo le dichiarazioni di USA e CINA, i due paesi in assoluto più inquinatori fanno ufficialmente un passo indietro, rischi di non essere quella rivoluzione verde che  molte persone desideravano e si aspettavano.      

Il Brasile ha fatto un compromesso con lo sviluppo sostenibile e questo implica una posizione molto chiara che è la riduzione delle emissioni di gas serra” disse Dilma in un intervista nella sede della Presidenza in San Paolo. “L’azione sarà volontaria e passibile di verifiche” aggiunge.

Il governo aveva già annuniciato qualche settimana fa l’intenzione di ridurre dell’80 % la deforestazione dell’Amazzonia entro il 2020. Secondo il Ministro dell’ambiente questo rappresenta una riduzione di circa 580 milioni di tonnellate di CO2. Sempre secondo Dilma, il compromesso di riduzione si basa in “azioni fattibili” e, per questo, il governo starà attento ai mezzi di finanziamento per il raggiungimento di questa iniziativa. La riduzione del 38,9%  sara composta da varie azioni:

-Attraverso la riduzione del disboscamento amazzonico per una quota del 24,7%;

-azioni per il 6,1% nel campo agricolo con il recupero di zone ora destinate al pascolo;

-7,7% nelle nuove iniziative nel campo energetico, con l’espansione dell’energia idroelettrica

-0,4% in operazioni nel ramo siderurgico.

Ricordo ai lettori che l’anno prossimo in Brasile ci saranno le nuove elezioni presidenziali e che, neanche a dirlo, Dilma Rousseff è candidata con l’appoggio di Lula alla nuova presidenza. L’iniziativa è comunque buona, denota volontà di cambiamento, nella realtà il disboscamento amazzonico rallenta, manca ancora il buon senso della maggiornaza dei brasiliani ma la sensazione è che le cose possono cambiare velocemente. Questa sera mentre sto scrivendo questo articolo sono molti i telegiornali e le “pubblicità progresso” dedicate al cambiamento climatico.    

S.

4 pensieri su “Summit di Copenhagen 7 – 18 dicembre 2009, la proposta brasiliana

  1. Pingback: Deforestamento Amazzonico, i numeri. « DalBrasile.com

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  3. Caterina Pincherle

    L’articolo e’ interessante, ma attenzione: in portoghese “compromisso”, nel senso usato in questo testo, si traduce come “impegno”, mentre “compromesso” significa “accomodamento” o via di mezzo, e implica la rinuncia a parte delle proprie richieste, quindi può avere un’ accezione parzialmente negativa, come “cedimento”, il che non è il caso qui.

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