Tá em falta, minha filha

di , 21 gennaio 2013 23:00

Solo in Brasile ti può succedere di recarti al distributore di benzina, in piena riserva, e sentirti dire, con la più totale tranquillità: Tá em falta, minha filha (è finita, figlia mia). Le versioni del minha filha possono essere meu amor, minha queridaminha florminha linda, ecc.

Il TÁ EM FALTA (che letteralmente significa MANCA, NON C’ E’) è una delle frasi più spesso pronunciate, soprattutto in ristoranti e bar. E quando tu dici che non dovrebbe mancare questo determinato piatto o questa determinata bevanda, solo ti guardando e ti dicono: “Effettivamente non dovrebbe, però fatto sta che non c’è”. E questo succede all’ 80% delle volte. C’è sempre qualcosa che non hanno, e  in genere è, ovviamente, proprio quello che volevi ordinare tu. Ma ok, con il tempo ci si fa l’abitudine, all’inizio le palle giravano a mille, adesso è diventato quasi divertente: vuoi vedere che quello che ordino “starà em falta”?? E via alle scommesse. Ovviamente succede in farmacia, al supermercato, anche negli ospedali quando richiedi un determinato vaccino. Insomma, è tipico. Ma la cosa che più mi piace è la serenità e l’ innocenza con cui te lo comunicano, come se in realtà la cosa fosse solo un piccolissimo dettaglio.

Che poi è la stessa tranquillità e calma che li contraddistingue in tutto e che, sinceramente, ogni tanto mi fa un’ invidia bestia!!

A.

2 commenti per “Tá em falta, minha filha”

  1. Giuseppe Siligato scrive:

    Cara Anna,

    sono molto interessanti i tuoi post sulla vita in Brasile. Ti devo dire, però, che sono troppo “nordestocentrici”.

    Tante delle realtà che agli italiani possono sembrare “brasiliane” sono in verità solo “nordestine” o, al massimo, vere per il Brasile da Rio in sù.

    A San Paolo, Porto Alegre, Campo Grande nessuno ti inviterebbe mai a fare una doccia a casa loro (se ci vai a dormire è un’altra storia).

    Negli stati più meridionali e anche al ‘Centro-Oeste’ nessun “frentista” si rivolgerebbe a un cliente con un “minha filha, meu amor, minha querida”.

    Insomma, parte dell’esperienza all’estero è anche capire che il nostro microcosmo non si applica “erga omnes” alla cultura di un paese gigante come il Brasile.

  2. Anna scrive:

    Caro giuseppe, purtroppo hai perfettamente ragione. I miei post si riferiscono quasi solo al Nord-est (anche se,come tu giustamente dici, possiamo includere anche Rio). IN molti dei miei post effettivamente sottolineo dicendo “almeno qui nel Nord-Est”. Ma scriverlo in ogni post mi pareva pesante e brutto, anche perché sin dall´inizio ho spiegato dove viviamo e che sono visioni puramente soggettive e riferite alla realtá che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente. E dico spesso anche che nn si puó generalizzare…ma cosa posso fare di piú? Se hai un suggerimento, sono ben lieta di riceverlo! Sennó l´unica cosa da fare é prendere alla leggera i miei post. Tanto poi alla fine io racconto solo le cose che sn diverse dall´ Italia, sennó… che gusto c´é?? :-) baci

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