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Deforestamento Amazzonico, i numeri.

di , 25 novembre 2009 19:06

Mentre la campagna elettorale dei prossimi candidati alle presidenziali brasiliane del 2010, si fa sempre più verde come riportato nel post precedente, vi do i dati degli ultimi 21 anni di quanti CHILOMETRIQUADRATI di foresta amazzonica sono stati abbattuti. Tra agosto 2008 e luglio 2009 è stato toccato il record di disboscamento minimo degl’ultimi 21 anni, SETTEMILAOTTO CHILOMETRIQUADRATI DI DISBOSCAMENTO. Annuncio dato dalla candidata presidente Dilma Rousseff. Alcuni giornali malpensanti (per fortuna esistono anche qui) scrivono che, tutto questo interesse per l’ambiente deriva dalla necessità di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal black-out del 10 novembre, che ha lasciato al buio 18 stati per un totale di 70 milioni di persone. Ricordo che Dilma fino a 2 anni e mezzo fa era ministra di “Minas e Energia“  e che 2 settimane prima del black-out dichiarava in una radio governativa la sua fiducia nell’efficenza del sistema nazionale di energia elettrica da lei impiantato.

Dilma, sempre più verde, sarà la portavoce brasiliana del summit di Copenaghen. Nel frattempo,  prendendo gli avversari in contro piede, il governatore dello stato di San Paolo José Serra (PSDB), altro candidato alla successione di Lula, annuncia la sottoscrizione di una legge statale che diminuirà entro il 2020 l’emissione di gas Serra, :) , del 20% nello stato di San Paolo. Una cosa è da sottolineare: fino ad oggi nessuna campagna presidenziale è stata basata sul tema ambientale, una novità per il Brasile. Sicuramente, l’argomento è preso in considerazione dai candidati, dice Sergio Abranches, un esperto nel campo, non per l’interesse del popolo brasiliano, che relega il problema ambiente agl’ultimi posti, ma per una visibilità mondiale. I meriti di questa ESCALATION verde sono da attribuire alla senatrice ex PT ora PV-AC(Partito dei Verdi) Maria Silva, che con la sua entrata in campo nella corsa al “Palàcio do Planalto” e la sua critica alle non azioni del governo, ha costretto,  i partecipanti alla grande bagarre, ad una revisione dei loro programmi politici, inserendo un bel pò di verde. Grazie Marina Silva, The Original!!

I NUMERI:

1988 – 21050 kmq; 1989 – 17770 Kmq; 1990 - 13730 Kmq; 1991 – 11030 Kmq; 1992 – 13768 Kmq; 1993 – 14896 Kmq; 1994 - 14896 Kmq; 1995 - 29059 Kmq; 1996 - 18161 Kmq; 1997 – 13227Kmq; 1998 - 17383 Kmq; 1999 - 17259 Kmq; 2000 – 18226 Kmq; 2001 - 18165 Kmq; 2002 – 21523 Kmq; 2003 - 25396 Kmq; 2004 - 27772 Kmq; 2005 – 19014 Kmq; 2006 – 14196 Kmq; 2007 - 11633 Kmq; 2008 – 12911 Kmq; 2009 - 7008 Kmq.

Per un totale di  378.073 Kmq. corrispondente circa alla superficie del Giappone 377,873 Kmq.

 S.

 

Summit di Copenhagen 7 – 18 dicembre 2009, la proposta brasiliana

di , 18 novembre 2009 23:26

Il governo federale brasiliano venerdì scorso dichiarò, attraverso la sua ministra capo della “Casa Civil” Dilma Rousseff, che il paese si comprometterà volontariamente a ridurre le sue emissioni di gas serra (efeito estufa) tra il 36,1% a 38,9% entro il 2020. Il compromesso sarà ufficializzato durante la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, a Copenaghen, Danimarca, tra il 7 e il 18 dicembre.

Con questa dichiarazione volontaria il Brasile cercherà di convincere i paesi ricchi a fare altrettanto. Questa decisione fu presa dopo una riunione tra la ministra, il presidente Lula, i ministri dell’ambiente Carlos MInc, scienza e tecnologia Sergio Rezende, comunicazione sociale Franklin Martins e tutte le rappresentanze dell’area ambientale e energetica del governo. Questa presa di posizione deriva dalla volontà del Brasile di mettersi in buona luce dando il buon esempio al Summit. Effettivamente la sensazione è quella che il summit di Copenhagen dopo le dichiarazioni di USA e CINA, i due paesi in assoluto più inquinatori fanno ufficialmente un passo indietro, rischi di non essere quella rivoluzione verde che  molte persone desideravano e si aspettavano.      

Il Brasile ha fatto un compromesso con lo sviluppo sostenibile e questo implica una posizione molto chiara che è la riduzione delle emissioni di gas serra” disse Dilma in un intervista nella sede della Presidenza in San Paolo. “L’azione sarà volontaria e passibile di verifiche” aggiunge.

Il governo aveva già annuniciato qualche settimana fa l’intenzione di ridurre dell’80 % la deforestazione dell’Amazzonia entro il 2020. Secondo il Ministro dell’ambiente questo rappresenta una riduzione di circa 580 milioni di tonnellate di CO2. Sempre secondo Dilma, il compromesso di riduzione si basa in “azioni fattibili” e, per questo, il governo starà attento ai mezzi di finanziamento per il raggiungimento di questa iniziativa. La riduzione del 38,9%  sara composta da varie azioni:

-Attraverso la riduzione del disboscamento amazzonico per una quota del 24,7%;

-azioni per il 6,1% nel campo agricolo con il recupero di zone ora destinate al pascolo;

-7,7% nelle nuove iniziative nel campo energetico, con l’espansione dell’energia idroelettrica

-0,4% in operazioni nel ramo siderurgico.

Ricordo ai lettori che l’anno prossimo in Brasile ci saranno le nuove elezioni presidenziali e che, neanche a dirlo, Dilma Rousseff è candidata con l’appoggio di Lula alla nuova presidenza. L’iniziativa è comunque buona, denota volontà di cambiamento, nella realtà il disboscamento amazzonico rallenta, manca ancora il buon senso della maggiornaza dei brasiliani ma la sensazione è che le cose possono cambiare velocemente. Questa sera mentre sto scrivendo questo articolo sono molti i telegiornali e le “pubblicità progresso” dedicate al cambiamento climatico.    

S.

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