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Dal Brasile al Myanmar

di , 21 ottobre 2013 20:35
di Giulia
 dal brasile al myanmarIl 14 febbraio di quest’ anno, alle 6 di mattina, ho preso un taxi dalla casa dei miei amici trentini – direzione aeroporto di Recife. Ho pianto per un’ora, inconsolabile, mentre il tassista continuava a ripetere la stessa parola: saudade.
Il 16 febbraio, alle 10 di mattina, sono atterrata a Yangon, dopo aver volato per due giorni interi con brevi pause, solo per cambiare aereo, a San Paolo, Barcellona e, infine, Singapore.
Quando facevo le medie, e andavo ogni estate dalle Marche in Calabria, una mia amica mi scrisse che aveva capito quanto fossimo lontane guardando le previsioni del meteo in tv; una volta atterrata in Myanmar, dopo aver alzato mille volte lo sguardo verso il monitor dell’aereo che mostra la distanza percorsa e il tempo che rimane per arrivare a destinazione, ho ripensato alla mia amica e mi sono convinta che non avrei più detto che “il mondo è piccolo”.
L’ Asia, e detto così evoca l’esotico quanto “America Latina, l’avevo conosciuta solo attraverso le parole di Tiziano Terzani. Dopo 5 anni in Brasile, 4 dei quali a Recife in compagnia, tra l’ altro, dei due trentini, dovevo iniziare una nuova vita dall’altra parte del mondo: nuovo lavoro, nuovi amici, nuove abitudini.

Ora, dopo mesi di saudade, sto scoprendo il piacere di vagare per pagode e templi di varie religioni, provare un massaggio di un’ ora a 2 euro, assaporare spezie e cavallette fritte, stare 3 giorni in un monastero buddista, imparare qualche parola di birmano e, semplicemente, il piacere di sentirmi a casa. Anche qui.

G.

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